Giugno 19, 2024

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Il dolore necessario

Perché proviamo dolore? Perché siamo vivi. Il dolore è necessario, ha una chiara funzione adattativa. Tutti gli esseri viventi devono essere capaci di reagire a uno stimolo nocivo o a una minaccia. Il dolore è un meccanismo essenziale che ci avvisa della presenza di qualcosa che potrebbe ferirci a livello fisico o emotivo. Ad esempio, quando ci sforziamo di non vedere la sofferenza che ci provoca una relazione di coppia malsana non facciamo caso ai segnali di allerta che il nostro corpo ci manda. Non ignorate il dolore, soprattutto quello emozionale, perché indica che è necessario cambiare qualcosa, prendere una decisione o passare all’azione.

Non tutti soffriamo allo stesso modo

Era il 26 dicembre 2015 e stavamo tornando a casa dopo aver passato fuori il giorno di Natale e Santo Stefano. Abbiamo aperto il cancello e siamo entrati con l’auto. Subito è apparsa Duna, la mia cagnolina, un boxer di tredici anni. Poi è arrivato Vilu, il border collie di due anni di mia figlia, ma ancora nessuna traccia di Idefix, il nostro westie di quattro anni. Abbiamo scaricato la macchina e siamo entrati in casa. «Tesoro, apri a Idefix, dev’essere nel portico» ho detto a mia moglie. «Non è entrato?» mi ha risposto. No, Idefix non era entrato. Giaceva senza vita nell’angolo in cui di solito prendeva il sole. Aveva avuto un attacco di cuore. Tutto ciò che ricordo a partire da quel momento è un’infinita tristezza. Ma la sua morte ha afflitto allo stesso modo tutta la famiglia? O mia moglie ha sofferto più di mia figlia? Si può quantificare il dolore? È possibile stabilire chi soffre di più? Chi ha pianto più a lungo? Senza dubbio, la morte del nostro cane ha scosso tutti e tre: abbiamo sofferto, ma non allo stesso modo. Definire e confrontare l’impatto che un’avversità ha su persone diverse è estremamente difficile. Esiste, infatti, una fortissima componente soggettiva che determina la valutazione dell’avversità e dell’impatto che crediamo possa avere. La parola chiave qui è proprio «crediamo». E allora mi domando: soffrirò di più per la morte di Duna? O è possibile che sia più preparato ad affrontarla? Duna è una cagnolina anziana, ha quasi ottant’anni umani. Con lei ho girato mezza Europa, ci sono sue foto con la Sirenetta a Copenaghen, sull’Atomium di Bruxelles e sulla torre Eiffel. Ha scorrazzato per i Pirenei, le Alpi e un’infinità di cordigliere europee, ha fatto il bagno tra i fiordi norvegesi e in tutti i laghi che abbiamo incontrato da Bergen a Cadice. Ha viaggiato in barca, in treno, in autobus… e anche in teleferica. Si è fatta degli amici in mezzo mondo e ha rubato il cuore a molte persone con la sua ingenua allegria. Posso affermare che Duna ha vissuto intensamente e a lungo, più di quanto un boxer possa aspettarsi. Ancora oggi corre per tutto il parco di Cadí, in Catalogna, seguendo tracce e buttandosi in ogni ruscello e stagno che trova. Duna corre letteralmente al mio fianco. È cieca e sorda, ma adora andare in montagna a correre e saltellare. Mi farà più male la morte attesa di Duna che quella inaspettata di Idefix? Non lo so. Non posso prevederlo e neanche immaginarlo. E mia moglie soffrirà di più per la mancanza di Idefix che per quella di Duna? E che significa poi «soffrire di più»? Come possiamo quantificare il dolore? Esiste una scala per misurarlo? Il dolore è soggettivo, può variare moltissimo. È possibile che una persona, di fronte alla stessa situazione, senta il dolore con diversa intensità. Pensate a qualche dolore fisico che avete provato: un mal di stomaco, di testa o i dolori mestruali. Ora pensate se ogni mal di stomaco è uguale al precedente, se la testa vi duole sempre con la stessa forza, se ogni mese l’arrivo del ciclo si manifesta con gli stessi identici fastidi. Vedrete che, in base a diversi fattori, l’intensità del dolore può variare. Se un dolore può essere percepito dalla stessa persona in modo diverso, a seconda del momento, immaginate quanto sia difficile mettere a confronto persone diverse. Attualmente non disponiamo di un criterio affidabile e universale per misurare il dolore, quindi possiamo soltanto parlare di valutazioni soggettive, sapendo che esse potranno essere influenzate dal nostro stato mentale, dallo stress e dalla capacità di gestire la situazione.

Navarro, Tomás. Kintsukuroi. L’arte giapponese di curare le ferite dell’anima (pp.26-27). Giunti. Edizione del Kindle.

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