Giugno 16, 2024

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Le avversità

Nei suoi studi, John Watson, lo psicologo statunitense padre del comportamentismo, individua alcuni fattori chiave delle strategie per far fronte alle avversità e analizza come possono influenzare o determinare il risultato. Per lui sono essenzialmente quattro gli elementi che predicono il successo o l’insuccesso: il primo è relativo all’interpretazione del problema, al significato che gli attribuiamo; il secondo riguarda la percezione del controllo che siamo in grado di esercitare sulle avversità, cioè la convinzione di poter fare qualcosa o meno; il terzo considera come valutiamo l’evoluzione del problema e, infine, il quarto analizza la risposta emozionale che diamo e la sua intensità. In base a questi parametri, Watson propone cinque tipologie di reazione, che vi elenco qui di seguito. Provate a chiedervi quale vi appartiene di più. Il primo possiamo chiamarlo «spirito di lotta», quello di chi affronta le avversità come sfide davanti alle quali è impossibile fuggire. Queste persone sentono di avere il controllo della situazione che vivono: hanno un’attitudine ottimista e un ruolo da protagonisti nella risoluzione del problema. Questo è senza dubbio lo stile migliore, quello che ci dà più garanzie di successo. Il secondo stile consiste nell’evitazione o nella negazione delle avversità. Le persone che lo adottano hanno una visione ingenua della realtà e tendono a minimizzare i problemi, mantenendo la calma e uno stato emozionale sereno. Il terzo, il fatalismo, comporta un’equilibrata percezione del rischio ma l’esclusione di qualsiasi possibilità di controllo. Il fatalista ha un’attitudine rassegnata e passiva: ritenendo di non poter cambiare la situazione, non si impegna nemmeno nella soluzione del problema. Il quarto stile è rappresentato dall’impotenza, lo sconforto che ci fa vedere le avversità come ostacoli insormontabili, qualcosa su cui non possiamo esercitare alcun controllo, abbandonandoci al pessimismo e alla depressione. L’ultimo è l’ansia, generata dall’eccesso di preoccupazione, che ci fa percepire tutto come una terribile minaccia. Chi si lascia governare dall’ansia vive nell’incertezza più assoluta e tende a cercare compulsivamente la stabilità che gli occorre. Voi che stile usate? Vi siete riconosciuti in qualcuno di questi?

Navarro, Tomás. Kintsukuroi. L’arte giapponese di curare le ferite dell’anima (pp.66-68). Giunti. Edizione del Kindle.

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