Giugno 17, 2024

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by ilcortomaltese©

L’ultimo dubbio di Enea

Il tuo ultimo “dubbio”, caro Enea, l’ultimo dei tuoi profondi insegnamenti di vita: scegliere o essere scelti. Si sceglie di essere un uomo buono, generoso, gioviale, si sceglie di insegnarlo agli altri, si è scelti per essere colti, maestri di vita, intelligenti educatori, pedagogici, si viene scelti per aiutare gli altri, per connetterli meglio con le paure, con le avversità, aiutarli a crescere, donando loro esperienza e profondità d’animo e di vita. Si è scelti per connettere il circostante al tuo piccolo grande mondo, fatto di solidarietà, conforto, disponibilità, musica, arte, inventiva, espressività, sorriso e abbracci. Che belli i tuoi abbracci! Stretti, calorosi, pieni di cuore e di affetto. Non finirò mai di esserti grato per averti conosciuto, stimato e amato per quello che eri, senza fronzoli, senza maschere, limpido e trasparente, come le tue parole, i tuoi pensieri, le tue opere, il tuo essere tu. Mancherai alla vita, a quella che ti ha scelto per ultima, quella che ha voluto che la terminassi così, in punta di piedi, senza disturbare nessuno, come era nella tua indole. Educato, rispettoso, gentile, armonioso finanche in quella tua camminata con il tuo immancabile bastone, frutto di tanta sofferenza, mai fatta pesare, mai accusata, ma sempre custodita come si custodisce un dono che migliora, che innalza spiritualmente un animo già destinato a grandi cose. Eh sì, caro Enea, perché eri tutta una serie di piccole grandi cose. Quando parlavi, quando insegnavi, quando raccontavi, quando con il tuo garbo e il tuo carisma cenacolare e letterario, riuscivi a far rivivere ogni cosa che scrivevi e sceneggiavi. Il tutto sempre con grande leggerezza, una forza interiore che era amata da tutti. Non sentirò più la tua voce, che stemperava con grande affabilità, cortesia e delicatezza ogni cosa, anche la più difficile, anche la più sfuggente. Non vedrò più il tuo viso sornione che mi voleva così bene. Perché l’affetto, caro Maestro, quando c’è, si sente, eccome se si sente. E mi faceva stare bene, mi faceva pensare che con te tutto era possibile di risoluzione, tutto, non solo vita, ma anche soprattutto dentro pensieri più difficili. Vivrai per sempre negli occhi dei tuoi figli che ti adoravano e continueranno a farlo, e nei ricordi delle tue nipotine che con te hanno già capito da che parte stare al mondo. Piangere a volte non è facile, per uno come me, ma tu ci riesci, mi mancherà quella parte importante di me che si stava, con forza e amore, costruendo attorno a te e al tuo modo di pensare l’uomo, la terra e il cielo. E se non sapessi come la pensavi, mi verrebbe un dubbio, atroce: “Perche?”, perché proprio tu Enea, perché crolla un faro in mezzo al mare in tempesta? Non c’è un perché, o forse si, tu lo avresti trovato, come tutto, avresti trovato il modo per spiegarlo il perchè e farti capire. Riposa in pace, caro amico mio, riposa fino a quando non ti chiameranno per un’altra avventura da qualche parte, sempre dalla parte del bene. Quel bene che ti vorrò sempre, dovunque andrai.

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