Giugno 16, 2024

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by ilcortomaltese©

Qualificare il dopo è universale

Domandarsi cosa succede all’anima subito dopo la morte è più che lecito. In passato la morte era considerata una parte naturale dell’esistenza, la società occidentale l’ha trasformata in un tabù. Ma l’Aldilà è il luogo di origine delle anime ed è lì che torniamo quando passiamo dalla vita alla morte.

Nella sua incapacità di spiegare la morte, la società occidentale razionalista e materialista
ha rimosso l’idea stessa di morte.
Non c’è alcuna spiegazione razionale o spirituale e morire viene vissuto come un’ingiustizia.
La morte spaventa e i più cercano di dimenticarla, di esorcizzarla dedicandosi agli aspetti più superficiali della vita.

Eppure non è sempre stato così.
Almeno fino al secolo scorso, il trapasso era un evento condiviso con la comunità,
accettato e considerato parte dell’esistenza.
Società più semplici e vicine alla naturale condizione umana riconoscevano nel decesso un passaggio biologico che tutti devono affrontare senza distinzioni poiché la morte fa parte della vita.
Eppure, per chi nasce nella società occidentale consumista e votata al razionalismo dogmatico, 
questa semplice verità risulta molto complessa.
Nell’ultimo secolo in particolare, lo stile di vita materialista ha allontanato le persone dalla spiritualità,
sostituendo ad essa falsi miti e tutte le comodità di una vita superficiale e confortevole che si spegne 
senza lasciare nulla di profondo in chi l’ha vissuta.

Chi resta connesso alla propria anima però percepisce che morire non significa mettere fine alla vita e che, anzi, c’è vita oltre la morte. Fuori da qualunque dettame religioso, da molti anni sono numerose le ricerche scientifiche rivolte ad esplorare la vita dopo la morte. Domande in cerca di risposte, spesso provenienti da indagini compiute attraverso le NDE (esperienze di pre morte) e OBE (esperienze extra corporee). Il passaggio dalla vita alla morte fa paura principalmente per due motivi: perché rappresenta l’ignoto (e questo ci spaventa), e perché rappresenta la separazione dai nostri cari (e questo ci addolora).

Ma la morte non esiste, è un passaggio. Una soglia da varcare per proseguire l’evoluzione dello spirito.
Chi muore sperimenta la separazione del nostro io immortale dalla dimora temporanea, il corpo fisico. È la farfalla che abbandona il suo bozzolo fattosi vestito vecchio, che ormai non serve più.
L’Aldilà è il luogo di origine dell’ anima ed è lì che torniamo quando passiamo dalla vita alla morte.
Nella fase del distacco saremo consci di tutto quello che starà avvenendo, del luogo in cui avviene la separazione e delle persone che ci circondano. Non percepiremo ansia o paura, riusciremo ad ascoltare i discorsi e gli stati d’animo: “osserveremo tutto da pochi passi con stato d’animo distaccato”. Gli avvenimenti saranno percepiti con una nuova consapevolezza, che non è quella terrena. In questa fase sperimenteremo il corpo etereo, una condizione energetica in cui siamo privi di limiti e sofferenze poiché l’energia fisica ci ha abbandonati lasciando il posto all’energia psichica.

Chi si chiede dopo quanto si stacca l’anima dal corpo scoprirà che fuori dal corpo fisico diventa impossibile parlare di tempo e di spazio, sono categorie terrene e in questa fase le distanze non esistono.
Scopriamo anche che nessuno muore solo: chi in vita ha significato di più per noi è lì ad aspettarci.
Nel caso di bambini molto piccoli ci sono ad attenderli le entità spirituali guida.
Sospesi nel corpo etereo riceviamo le attenzioni dei nostri cari trapassati che hanno il compito di riservarci un’accoglienza amorevole e farci sentire nuovamente “ a casa”.

Il primo compito universale da portare a termine, è il tradurre quello che è successo in rassegnazione serena per chi resta e ci ha amato. Non è difficile per noi, lo è per chi è in preda al dolore. I percorsi per raggiungere un compromesso tra il razionale umano e l’infinito universale, sono i dettagli. I piccoli segnali di accompagnamento che trasmettiamo per curare le anime dei cari. Accadrà e se ne accorgeranno solo gli eletti, quelli a cui è stato concesso il dono dell’oltre. Un oltre che ancora sa di umano, che può spingersi entro il poco spazio permesso. Ma che può manifestarsi come una specie di accondiscente intesa sull’inevitabilità di ciò che è successo, riscoprendo la forza traducibile in coraggio di andare avanti con una consapevolezza che si pensava di non avere. Si scopre tra le altre cose, la scelta dell’inizializzazione surrogata. E’ come sentire di essere la continuazione di un qualcosa che amavamo e che pensiamo di non poterla sentire interiorizzata più. E così si continua un percorso che è iniziato dall’origine della stessa energia. Non è per tutti, ma è per il catalizzatore, chi dovrà raccogliere e perpetuare il percorso intrapreso nella notte dei tempi.

Nel frattempo, per l’anima in cammino, sarà il momento di percorrere una soglia, spesso rappresentata da un tunnel o un ponte. Si tratterà comunque di un attraversamento, simbolo del nostro passaggio di dimensione. Dovremo attraversare un ingresso per raggiungere la luce, in cui saremo avvolti da amore incondizionato e dove troveremo comprensione senza giudizio.
In questo luogo ricorderemo che la vita terrena appena lasciata era uno strumento scelto da noi stessi prima di incarnarci, un mezzo per vivere determinate esperienze e superare alcune prove. Come una scuola, da frequentare per apprendere lezioni funzionali alla nostra evoluzione animica. La prova più grande è imparare e mettere in pratica. Le lezioni sono diverse, dipende dal livello spirituale raggiunto e da ciò che serve all’anima. C’è una lezione però che è valida per tutti: apprendere l’amore incondizionato e avere consapevolezza di quanto se ne è donato per perpetuarlo.

Nel terzo stadio vedremo scorrere le immagini del nostro vissuto terreno, ma il punto di vista sarà quello degli altri che abbiamo incontrato nel corso dell’esistenza, dal principio fino alla fine. Nessuno ci giudica, non è questo il fine di ripercorrere la vita appena vissuta. Saremo noi stessi a valutare le nostre azioni osservando per la prima volta l’impatto che queste hanno avuto sulla vita altrui.
Si riconsidera l’intera vita dal primo giorno avendo la consapevolezza di ogni parola, di ogni gesto e di ogni pensiero.

In questo momento capiremo che noi stessi siamo stati i nostri peggiori nemici tarpando le ali a tante opportunità di crescita che la vita ci aveva offerto nelle forme più svariate. Comprenderemo l’essenza degli eventi che hanno costellato la nostra vita, di tutto quello che ci è accaduto. Come abbiamo reagito quando eravamo in vita. E come saremmo diventati usando saggiamente quelle stesse opportunità che riusciamo a vedere in un percorso parallelo che separa i multiversi.

Il percorso dell’anima quando lascia il corpo prosegue in un livello energetico superiore, spesso riconosciuto come piano astrale. Qui le anime sostano per recuperare energie ad un livello vibrazionale più alto e proseguire il ciclo evolutivo nell’altra dimensione fino alla prossima prova terrena.

Il percorso evolutivo delle anime è per tutte differente, come lo è stato il percorso in vita.
Ogni anima porta con sé evoluzione e bagagli spirituali diversi, unici. Ogni vita vissuta sulla terra è unica come unica è l’evoluzione che l’anima prosegue nell’Aldilà. Le anime sono l’energia dello spirito, lo strumento di cui si serve lo spirito per manifestarsi sulla terra mentre lo spirito è il nucleo sostanziale e immortale, la natura eterna di ogni essere.

Se comprendiamo che la morte del corpo fisico è un passaggio, la visione dell’esperienza terrena cambia profondamente. Quello che si lascia è un involucro temporaneo, scelto dall’anima per vivere una particolare esperienza, dopo averne scelte altre in passato, e dovendone scegliere ancora altre in futuro.

Ma quando ci troviamo qui dimentichiamo di aver scelto un percorso preciso, e tutto ci sembra strano e privo di senso. Il pensiero materialista dominante nella società in cui viviamo non aiuta il percorso evolutivo né a comprendere cosa succede all’anima subito dopo la morte. Anche cercare di separare i morenti dai propri cari è una limitazione che fa aumentare la paura di morire.

Tornare alla saggezza dei popoli semplici ma infinitamente più evoluti sotto il profilo spirituale, ci induce a interpretare gli eventi in modo diverso, avere una più ampia e profonda comprensione della morte e dei cicli evolutivi che spiegano dove va l’anima quando si muore. E tutto quello che fa da quando consola chi resta fino al raccordo con l’energia universale e le scelte susseguenti, mistero questo che non ha modo di essere compreso con i nostri mezzi umani conosciuti. Già, perchè esistono quelli sconosciuti, sconosciuti non perchè inesistenti, ma perchè ancora fuori portata. Siamo della stessa sostanza delle stelle, nati e plasmati a immagine e somiglianza dell’infinito. E la comprensione dell’infinito non ha accesso ancora al nostro piccolo usabile razionale.

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