Giugno 17, 2024

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K2-18b – tracce di vita aliena

This artist's impression shows the planet K2-18b, its host star and an accompanying planet in this system. K2-18b is now the only super-Earth exoplanet known to host both water and temperatures that could support life. UCL researchers used archive data from 2016 and 2017 captured by the NASA/ESA Hubble Space Telescope and developed open-source algorithms to analyse the starlight filtered through K2-18b's atmosphere. The results revealed the molecular signature of water vapour, also indicating the presence of hydrogen and helium in the planet's atmosphere.

A settembre dello scorso anno i ricercatori dell’Università di Cambridge fecero un annuncio sensazionale: nell’atmosfera di K2-18b, un pianeta extrasolare distante 120 anni luce da noi, erano state infatti rilevate tracce di dimetilsolfuro, un composto che sulla Terra viene prodotto solo ed esclusivamente da forme di vita. Principalmente da alghe marine e fitoplancton. È una differenza sostanziale con la moltitudine di altre molecole organiche che vengono regolarmente rilevate nei mondi alieni, sia all’interno che all’esterno del Sistema solare. C’è dunque una concreta possibilità che su questo pianeta, tecnicamente una super Terra (cioè un pianeta roccioso con una massa tra 2 e 10 volte quella terrestre), possano essere presenti forme di vita aliena.

Il dottor Nikku Madhusudhan, astrofisico dell’ateneo britannico e principale autore dello studio “Carbon-bearing Molecules in a Possible Hycean Atmosphere” legato all’annuncio, in una recente intervista al Times citata dal DailyMail ha dichiarato che la sua squadra proverà a confermare definitivamente su K2-18b il rilevamento di questa sostanza, conosciuta anche come solfuro di dimetile o metiltiometano (DMS). La precedente osservazione, seppur promettente, era di tipo preliminare, pertanto la presenza di dimetilsolfuro è stata stabilita con una precisione del 50 percento. Serve uno studio di follow-up, ed è proprio questo che verrà eseguito in data odierna, venerdì 26 aprile 2024.


I ricercatori metteranno nel mirino l’esopianeta per ben otto ore con l’avveniristico e costosissimo Telescopio Spaziale James Webb, il più avanzato strumento a disposizione per gli astrobiologi (e non solo). Il James Webb, infatti, può condurre approfondite indagini spettroscopiche delle atmosfere degli esopianeti; in pratica, dalla luce che riflettono può essere determinato quali sostanze sono presenti e dunque rilevare le “firme” associate alla vita. Su K2-18b sono già stati rilevati vapore acqueo, metano, anidride carbonica e tracce di ammoniaca, oltre a quelle di dimetilsolfuro. La speranza è che con queste otto ore di indagine i ricercatori riusciranno a confermare definitivamente la presenza di DMS. Tenendo presente che, almeno per il momento, non è possibile spiegare la sua esistenza in relazione a processi non biologici (ad esempio geologici), si tratterebbe della prima conferma indiretta della presenza di vita su un mondo alieno.


“È stato un vero shock, ho passato notti insonni per una settimana. Quella settimana non ho nemmeno trovato il coraggio di dirlo alla mia stessa squadra”, ha affermato il dottor Madhusudhan, riferendosi al primo rilevamento preliminare della sostanza. Ora, grazie alla nuova indagine, K2-18b ha tutte le carte in regola per poter diventare il primo mondo alieno abitato. Ma ci vorranno diversi mesi prima di ottenere i risultati definitivi di questa lunga analisi.

Il pianeta, scoperto nel 2015 grazie al “cacciatore di esopianeti” Kepler ormai fuori uso, è cosiddetto mondo “iceanico”, cioè un pianeta con dimensioni inferiori a quelle di Nettuno, probabilmente ricoperto d’acqua o da una spessissima crosta di ghiaccio (come le lune dei giganti gassosi del Sistema Solare, Giove e Saturno) e con un’atmosfera ricca di idrogeno. K2-18b è molto più vicino alla sua stella madre della Terra rispetto al Sole (un anno dura 33 giorni terrestri), ma essendo l’astro più debole, il pianeta si trova comunque nella zona abitabile, dunque può ospitare acqua sulla propria superficie. Un nuovo studio ha determinato che i mondi viola sono quelli più probabili in cui poter trovare vita aliena, rispetto a quelli blu e verdi come la Terra.


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