Giugno 19, 2024

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Missili balistici. L’Italia e l’Europa sono in grado di proteggersi?

In this photo released on Friday, Jan. 15, 2021, by the Iranian Revolutionary Guard, missiles are launched in a drill in Iran. Iran's paramilitary Revolutionary Guard forces on Friday held a military exercise involving ballistic missiles and drones in the country's central desert, state TV reported, amid heightened tensions over Tehran's nuclear program and a U.S. pressure campaign against the Islamic Republic. (Iranian Revolutionary Guard/Sepahnews via AP)

Se ci fosse un attacco come quello di sabato notte, dell’Iran su Israele, l’Italia e l’Europa sarebbero in grado di proteggersi? La risposta è lapidaria: no. O forse sarebbe meglio dire “ni”. Perché ci sono le capacità per fermare droni e missili cruise, mancano invece completamente quelle per bloccare i velocissimi missili balistici, il dardo più potente dello sciame scagliato dall’Iran contro Israele. E mentre vengono enfatizzati commenti sarcastici sulle prestazioni dell’arsenale degli ayatollah, in realtà le immagini dell’offensiva notturna stanno trasmettendo un brivido in molti dei quartieri generali della Ue.

Dopo i bombardamenti russi sulle città dell’Ucraina, tutte le nazioni del Vecchio Continente hanno studiato piani o firmato contratti per blindare i cieli. Ma la lentezza dell’industria bellica, rimasta ai ritmi di produzione del passato, renderà disponibili gli strumenti a partire dalla fine del 2027. Fino ad allora, lo spazio aereo europeo resterà simile a un colabrodo: è zeppo di buchi in cui eventuali incursori possono infilarsi.

In particolare, non esiste nulla di simile ai missili Arrow israeliani – i veri protagonisti dello scontro di sabato notte -, che vanno a disintegrare gli ordigni balistici fuori dall’atmosfera o lontano dai confini nazionali, neutralizzando così l’effetto di eventuali testate atomiche o chimiche.

La barricata tricolore

L’Italia oggi dispone in tutto di cinque batterie Samp-T, una delle quali schierata in Kuwait per proteggere la base della spedizione internazionale contro l’Isis mentre un’altra sta per entrare in manutenzione dopo il lungo impegno in Slovacchia come sentinella sul fronte orientale della Nato. Sono pochissime, ma moderne ed efficienti: dalla primavera 2023 gli ucraini ne impiegano una con risultati definiti ottimi. I francesi, per avere un termine di paragone, ne hanno soltanto otto. Usano missili Aster 30: possono intercettare i missili cruise, che volano a ottocento chilometri orari sfiorando il terreno, e i droni di ogni tipo. Le prestazioni contro i missili balistici più grandi sono però limitate: si ritiene possano raggiungerli nella fase terminale dell’incursione, quando corrono verso l’obiettivo a velocità che possono toccare i diecimila chilometri orari. Colpirli però non significa distruggerli: si rischierebbero comunque danni sul proprio territorio.

Il Samp-T è prodotto dal consorzio europeo Mbda, con una rilevante partecipazione italiana. Ogni batteria mobile ha un radar e quattro lanciatori, ciascuno con 6-8 ordigni che arrivano fino a 120 chilometri di distanza: può quindi offrire copertura a una metropoli. Piccolo nota: ognuno degli Aster 30 attualmente in servizio costa circa due milioni e mezzo di euro, ossia duecento volte il prezzo di un drone iraniano Shahed.

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Anche le otto fregate Fremm e i due incrociatori classe Orizzonte della Marina dispongono degli Aster 30: nei momenti di crisi, possono avvicinarsi alla costa e comportarsi come le unità dell’Us Navy che sabato notte hanno fornito un ombrello supplementare a Israele.

Infine ci sono i caccia dell’Aeronautica. I combattimenti di sabato notte hanno confermato la validità delle tattiche sperimentate negli scorsi mesi da americani e israeliani contro le bordate degli Houti nel Mar Rosso: i velivoli sono l’arma più idonea per fermare gli sciami di droni e cruise. Possono abbatterli con il cannoncino di bordo o con missili aria-aria, più economici di quelli basati a terra: sabato gli F15E delle Israeli Defence Forces sono decollati con otto missili sotto le ali. Agli scontri dovrebbero avere partecipato pure gli Adir, ossia gli F35 che per primi hanno testato l’ingaggio di droni e missili da crociera.

In genere, vengono usati cacciabombardieri con sensori per l’attacco al suolo: i velivoli teleguidati sono lenti – intorno ai duecento chilometri orari – e volano a pochi metri d’altezza, caratteristiche che li rendono più simili a un bersaglio che si muove sul terreno che non a un aereo da combattimento. Applicando l’esperienza israeliana, gli F35 del 32mo stormo di Amendola o della Marina possono fare barriera contro i droni e i cruise: attualmente ne sono disponibili una trentina. Più numerosi gli intercettori Eurofighter, a cui spetta il compito di difendere lo spazio aereo: sabato i britannici li hanno fatti intervenire da Cipro ed è probabile che si siano lanciati sull’ondata di ordigni iraniani diretti contro le alture del Golan.

Il futuro prossimo

Ma chi potrà impedire ai grandi missili balistici di piovere sulla Penisola? Italia e Francia si sono poste il problema da tempo e hanno sviluppato una versione specializzata dell’Aster 30, chiamata B1NT: può distruggere i bersagli a ventimila metri di altezza e a 150 chilometri di distanza. Leonardo ha progettato il radar Grand Kronos dedicato ad affrontare questi incursori micidiali: sarà imbarcato dalla portaerei Trieste che sta per entrare in linea e dalle due nuove fregate Fremm Evo in costruzione.

Il governo Draghi ha deciso di ordinare queste armi nel maxicontratto poi finanziato dall’esecutivo Meloni per ricostruire la nostra contraerea praticamente da zero. Nei trent’anni di pace globale, infatti il pericolo di azioni dall’aria sull’Europa era scomparso: i tagli alle spese per la Difesa in quel periodo hanno visto sacrificare ovunque i sistemi terra-aria, che hanno costi enormi. Le numerose batterie di Nike Ajax, Aspide, Hawk schierate durante la Guerra Fredda da Aeronautica ed Esercito sulla “soglia di Gorizia” sono state mandate in pensione senza sostituirle. Solo il dramma ucraino ha spinto a correre ai ripari.

Sono stati comprati intercettori antimissile Aster 30 B1NT per Esercito, Marina ed Aeronautica. Le batterie Samp-T diventeranno dodici, con un investimento di due miliardi di euro: ogni intercettore costa quasi oltre tre milioni. Ci saranno pure altri missili, i Camm-Er, per fronteggiare attacchi dal cielo a distanza ravvicinata. E si sta studiando un missile “spalleggiabile” nazionale: un “tubo” che sostituirà gli Stinger americani. Bisogna però avere pazienza e sperare che non accada nulla prima del 2027: solo allora cominceranno le consegne dei nuovi Aster 30. La barriera completa sarà pronta tra dieci anni.

Tetto parziale

Alcuni analisti ritengono che si tratterà comunque di una coperta corta. L’Arrow israeliano ha prestazioni straordinarie e uniche: raggiunge cento chilometri d’altezza e duemila chilometri di distanza, abbattendo i missili nemici fuori dall’atmosfera e fuori dai confini. Il governo tedesco lo ha scelto come pilastro dell’iniziativa varata nell’autunno 2022 per creare uno “Scudo aereo europeo”. Un piano che imita il triplice strato di difese degli israeliani: assieme all’Arrow ci saranno i Patriot americani alle quote intermedie e gli Iris-T made in Germany a distanze ravvicinate. Diciannove nazioni hanno aderito al progetto, incluse la Gran Bretagna e la Svizzera. Oltre ad adottare tecnologie quasi sempre prodotte altrove, il grande problema di questa impostazione è il costo: Berlino spenderà 4 miliardi di euro per il sistema Arrow. Ogni intercettore viene 3,5 milioni di euro.

I generali tedeschi sperano di cominciare ad attivare l’Arrow tra quattro anni, una previsione che molti giudicano ottimistica. Non è ancora chiaro cosa faranno gli altri firmatari del programma.

Sos America

In questo momento, se l’Europa o l’Italia dovessero trovarsi nel mirino di una potenza ostile dotata di missili balistici a lungo raggio, avrebbero un solo modo di salvarsi: ottenere l’aiuto statunitense. L’Us Navy schiera nelle sue task force il sistema Aegis con missili SM-3 a lungo raggio: crea una cupola alta quasi duecento chilometri con un raggio di oltre mille. Ogni ordigno costa 12 milioni di euro: hanno esordito proprio sabato notte, lanciati da un incrociatore e da un caccia dislocati nel Mediterraneo orientale.

Inoltre il Pentagono dispone di sette batterie semoventi Thaad, concepite per buttare giù i missili balistici a medio e corto raggio. Anche in questo caso, gli investimenti sono astronomici: l’Arabia Saudita ha speso 15 miliardi di dollari per comprare sette radar, 44 lanciatori e 360 missili terra-aria. Cifre colossali, che mettono in luce la nuova realtà delle sfide asimmetriche globali: i regimi possono allestire arsenali micidiali con somme cento volte inferiori.

da “La Repubblica”

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